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Consorzio Tre Sorgenti

Nota del Sindaco sul futuro del consorzio

Prot. 123 gab del 4/12/2008


Sigg. Sindaci
Sigg. Presidenti dei Consigli comunali di
Canicattì, Grotte, Licata, Racalmuto, Ravanusa.

Sigg. Commissari straordinari di
Campobello di Licata

Sig. Presidente e
Sigg. componenti del comitato esecutivo
del Consorzio Tre Sorgenti
largo Verri 1
92024 Canicattì

e, per conoscenza
 
Sigg. Sindaci
Sigg. Presidenti dei Consigli comunali
di
Naro, Camastra, Castrofilippo,




Oggetto: Consorzio Tre Sorgenti e aggregazione dei Comuni della Sicilia Centromeridionale.


L'elezione, nell'ultima assemblea, del nuovo organo amministrativo del Consorzio Tre Sorgenti ha suscitato, in alcuni Consigli comunali e sulla stampa, prese di posizioni critiche nei confronti dei tre sindaci presenti (Licata, Palma di Montechiaro e Racalmuto). A Canicattì il Consiglio comunale ha addirittura deliberato l'indirizzo di fuoriuscire dal Consorzio.

Le predette posizioni si fondano su equivoci, indotti da errata conoscenza della realtà e dall'irregolare intervento dell'Agenzia regionale per i rifiuti e le acque, che non poco ha contribuito ad accentuare la confusione sulla vicenda.

Ho già espresso con altra nota le mie valutazioni sull'operato dell'A.R.R.A. Con la presente, ribadendo le considerazioni ripetute in tutte le sedi ed anche in seno al Consorzio Tre Sorgenti, intendo smontare la vulgata distorta diffusa nelle scorse settimane e richiamare l'attenzione di tutti i soggetti in indirizzo sugli interessi dei rispettivi enti e della popolazione amministrata.

Il Consorzio Tre Sorgenti, così com'è, è un reperto archeologico. Pertanto deve essere sciolto o trasformato. Cercherò di spiegare più avanti perché ritengo preferibile la seconda ipotesi. Ma intanto ritengo debba essere evidente che è primario interesse degli enti soci difenderne il patrimonio. I Consiglieri comunali di Canicattì che si sono espressi per la fuoriuscita, vogliono rinunciare alla quota del loro comune? Farebbero un gradito favore agli altri soci. E' stato detto: "il consorzio è un carrozzone che costa due milioni di euro l'anno, a spese dei contribuenti". E anche questa è un'altra sciocchezza, perché il Consorzio distribuisce gratuitamente l'acqua delle proprie sorgenti ai comuni soci, i quali pagano una quota per le spese di gestione; quest'ultima in passato ha anche superato il valore dell'acqua erogata, negli ultimi anni ha avuto costo equivalente, quest'anno è scesa leggermente sotto il valore dell'acqua erogata. L'ultimo anno, quindi, i Comuni, grazie all'appartenenza al Consorzio, hanno risparmiato qualcosa rispetto a quanto avrebbero pagato se la stessa acqua fosse stata erogata da Siciliacque. Basta guardare i bilanci, anziché parlare per sentito dire. Avendo spiegato quanto precede, forse si può capire perché il Consorzio faccia gola a Girgenti acque: quest'ultima pretende di impossessarsi della condotta, che è di proprietà dei Comuni, e dell'acqua sorgentizia, rilevandole a costo zero, per poi caricare il prezzo pieno dell'acqua sulla bolletta degli utenti. Operazione sicuramente vantaggiosa per il gestore privato, ma ugualmente vantaggiosa per i Comuni e per i cittadini serviti dal Tre Sorgenti? Ognuno è in grado di capire da sé. Per capire meglio ogni amministratore che voglia svolgere consapevolmente la propria funzione farebbe bene a leggere gli atti prodotti dal legale del Consorzio nel ricorso al Tar contro la nomina del Commissario ad acta.

Riassumendo questa prima parte, ripeto che a me pare essere dovere dei comuni soci difendere gli interessi del Consorzio, per ottenere, se deve essere ceduta la condotta al nuovo gestore, il giusto corrispettivo. Se così è, è evidente che cedere all'intervento prepotente ed illegittimo dell'A.R.R.A., avrebbe significato accettare la dissoluzione del Consorzio, rinunciando colpevolmente a difendere i suoi interessi, che sono quelli dei Comuni. Per non dire che, in ogni caso, non è possibile lasciare il Consorzio privo dell'organo amministrativo previsto dallo statuto, e ciò anche se si dovesse scegliere la strada dello scioglimento.

Riguardo a quest'ultimo aspetto, la mia idea è che il Consorzio Tre Sorgenti non debba essere sciolto, ma debba essere trasformato nell'Unione dei Comuni della Sicilia centromeridionale. Ogni sindaco tra quelli in indirizzo può testimoniare che da anni sostengo questa posizione. Per la precisione: i nostri Comuni fanno parte di aggregazioni sovracomunali, che si sovrappongono casualmente, sommando costi inutili ed inefficienze: il Consorzio Tre Sorgenti, la Dedalo spa, la Propiter spa., il Patto Sette Terre, il tavolo di regia del Pit, il tavolo di regia del Piano strategico Regalpetra. Ognuna di queste aggregazioni è slegata dalle altre, gli organi amministrativi e burocratici si sovrappongono, sommando inefficienze ed aumento di costi a carico del bilancio di ogni Comune. A me pare evidente che si debba semplificare, accorpare e razionalizzare le predette aggregazioni, dando vita, appunto, al Consorzio dell'Unione dei Comuni, attraverso la trasformazione del Tre Sorgenti, e ad un'unica spa, costituita dagli stessi comuni, abilita a gestire in house tutte le attività che, attraverso l'Unione, i comuni soci vorranno gestire insieme. Ovviamente Unione dei Comuni e spa dovrebbero comprendere tutti i Comuni oggi aggregati nel Piano strategico (se dovessero durare gli attuali ato rifiuti, ottenendo l'ingresso nell'Ato Ag 3 di Grotte, Racalmuto e Castrofilippo).

Queste cose ripeto da tempo, quasi nell'indifferenza generale; eppure a me pare che il processo che ho sommariamente descritto rappresenti il salto necessario per rafforzare la coesione del nostro territorio e la capacità di governo dei nostri Comuni.

Queste cose i tre sindaci hanno dichiarato nel verbale dell'assemblea del Consorzio, nella quale è stato eletto il nuovo organo amministrativo, impegnando qust'ultimo a lavorare in tale prospettiva. Nell'attesa dell'adozione del nuovo statuto, che comporterebbe automaticamente l'elezione del nuovo organo, è stato anche chiesto al nuovo Comitato direttivo di applicare la riduzione dell'indennità di carica al 50%, come previsto dall'art. 25, lett. c, della L. 24.12.2007. Con la presente, precisato che è loro la competenza e non dell'assemblea, ripeto l'invito ai nuovi amministratori del Consorzio di tenere conto del voto dell'assemblea, dando esecuzione alla norma appena citata, con la riduzione al 50% dell'indennità di carica.

Il Sindaco Rosario Gallo